ISOLA NAUFRAGHI


CAPITOLO N.1

LA MONETA A "DEBITO"

1. La creazione della moneta
Dieci uomini scampati ad un naufragio, raggiungono un'isola disabitata e selvaggia,  piena di risorse di ogni genere e grande abbastanza per tutti, nella quale decidono di insediarsi utilizzando le proprie competenze di muratore, agricoltore, allevatore, falegname fabbro, ecc..., scambiandosi beni e servizi prodotti sotto forma di baratto.
In un anno creano ricchezza per tutti nell'isola, ma sentono la mancanza di una moneta con cui scambiare più facilmente beni e servizi, perchè il baratto risulta poco pratico, dovendo trovare sempre due "cose" da scambiare che abbiano lo stesso valore.
Un giorno fortunatamente arriva nell'isola un altro naufrago, ex banchiere, che venuto a conoscenza del loro problema, si offre di stampare una nuova moneta "auro" con le attrezzature di stampa che ha nella scialuppa, ponendo a garanzia del suo valore l'oro in moneta d'oro che tiene custodito in una cassa e che nasconderà a breve in un luogo segreto.
Stabiliscono che saranno stampati e distribuiti 1.000 auro ciascuno, che essendo garantiti dalle monete d'oro del banchiere, sono di sua proprietà e per questo chi riceve questo "prestito" in "auro" dovrà pagare alla fine dell'anno il 10% di interesse, firmando un documento di garanzia per il quale, se non si restituiscono i soldi ricevuti, il banchiere potrà appropriarsi dei beni del debitore.
I cittadini dell'isola accettano le regole stabilite, che erano molto simili a quelle cui erano abituati prima di naufragare, e verificano subito la semplificazione e moltiplicazione degli scambi nell'isola, con allargamento delle proprie attività, anche per riuscire a pagare l'interesse sulla moneta "prestata" a fine anno.

2. La vita con la nuova moneta
Alla fine dell'anno, però, i cittadini si accorgono che la moneta distribuita è scarsa rispetto al numero di scambi totali e che, anche se lavorano più di prima, alla fine dell'anno non possono restituire il prestito più gli interessi, cioè 1.100 "auro", perchè non li hanno.
Il banchiere li tranquillizza dicendo che si può stampare e distribuire altri 1.000 "auro" ciascuno, su cui l'interesse sarà del 20% perchè non ci sono altri beni da dare in garanzia, ma soprattutto si può "consolidare il debito", cioè pagare alla fine dell'anno solo gli interessi per proseguire ad utilizzare la moneta prestata residua.
I cittadini dell'isola accettano le soluzioni proposte, che erano anch'esse molto simili a quelle cui erano abituati prima di naufragare, e, pur pensierosi, ringraziano il banchiere per la competenza dimostrata nel trovare soluzioni ai loro problemi.
Nei primi due anni la moneta ha creato un incremento notevole degli scambi e prodotto notevole benessere, ma all'inizio del 5° anno si comincia a percepire un peggioramento :
- i cittadini hanno "consolidato" un debito ciascuno pari a 2.000 auro, pagando 100 auri di interessi il 1° anno, 300 auro il 2°,3° e 4° anno, per un totale di 1.000 auro ciascuno;
- all'inizio del 5° anno, quindi, la quantità di moneta circolante nell'isola non è più 20.000 auri ma 10.000 auro perchè i 10.000 auro di interessi sono ritornati al banchiere.
I cinque cittadini dell'isola, tutti insieme e d'accordo, chiedono un incontro con il banchiere perchè ritengono la situazione preoccupante e vorrebbero modificare le regole.
Il banchiere ricorda, però, che il sistema è stato da loro accettato ed ha migliorato notevolmente la vita nell'isola, ma che, per tornare indietro, bisogna restituire i soldi prestati oppure, per chi non ne ha a sufficienza, cedere le proprietà date in garanzia.
Comunica loro che per venire loro incontro, si dichiara disponibile a riprestare i 10.000 auro di interessi di cui sono debitori, sempre al 20% di interesse, per permettere loro di mantenere in circolazione i 20.000 auro di cui hanno bisogno, a fronte però di un debito di 3.000 auro ciascuno e di interessi da pagare negli anni successivi pari a 500 auro all'anno ciascuno (100 sui primi 1.000 prestati al 10%, 200 +200 sui secondi e terzi 1.000 prestati al 20%).

3. Dopo altri due anni
Durante i 4 anni successivi, la crisi economica nell'isola, anzichè risolversi, si aggrava perchè le attività dei cittadini non sono tutte ugualmente redditizie, per cui chi guadagna meno è costretto si trova in difficoltà.
In soli 8 anni il banchiere ha prestato 30.000 auro complessivi, che rappresenta il debito di tutti gli abitanti dell'isola, per i quali essi hanno pagato circa 10.000 auro di interessi i primi 4 anni, ma ne devono addirittura 5.000x4=20.000 auro negli altri 4 anni, senza tenere in conto degli interessi composti, per cui nell'isola non c'è moneta a sufficienza per gli interessi, figuriamoci per la restituzione del debito di 30.000 auro, che risulta matematicamente impossibile da restituire..
Il banchiere decide a questo punto di raccogliere i frutti del proprio lavoro, per cui all'inizio del 9° anno incontra ognuno dei cittadini per comunicare che non sarà più possibile avere ulteriori prestiti, perchè la loro situazione debitoria è diventata insostenibile ed è necessario adottare soluzioni che permettano di ridurre il debito accumulato.
Per venire loro incontro e nel loro esclusivo interesse, si dichiara disponibile ad acquistare i beni ipotecati al valore di garanzia, i 10.000 auri iniziali, che verranno utilizzati per ridurre in modo consistente il loro debito e pagare meno interessi negli anni successivi.
Inoltre, per venire loro incontro, è disponibile a permettere ai cittadini, di seguitare ad usare questi beni per le loro attività, in cambio di una parte dei prodotti e servizi realizzati, chiamando "rendita finanziaria" questo suo diritto come proprietario di tutti i beni dell'isola.
I cittadini, invece, non posseggono più niente, devono continuare a pagare interessi sui loro debiti e devono anche lavorare come "schiavi" per un "padrone".

4. Epilogo
Un giorno, uno degli abitanti dell'isola, esasperato, comincia a seguire il banchiere senza farsi vedere, trova il posto dove ha nascosto la cassa di monete d'oro e, dopo averla aperta, scopre che è piena solo della carta utilizzata dal banchiere per la stampa della moneta.
Quindi, riflette, la moneta non ha valore per le monete d'oro, ma per il fatto che tutti hanno accettano che abbia quel determinato valore, e quindi non è di "proprietà" di chi la stampa, ma dei cittadini che la utilizzano, attribuendole il valore dei beni e servizi scambiati.
Il banchiere non ha diritto ad un interesse ma al pagamento della sola attività di stampa, corrispondente al costo della carta, dell'inchiostro e del tempo necessario, e quindi tutto il denaro che ha accumulato, i documenti firmati a garanzia  e l'acquisizione della proprietà dei beni dell'isola, sono il frutto di una attività illegale e come tale illegittima.
Lo scopritore dell'inganno decide a questo punto di riunire tutti gli altri, di nascosto dal banchiere, spiegando loro cosa ha scoperto e capito, ed insieme decidono la seguente strategia :
- innanzi tutto, per evitare scompensi al sistema economico, incaricano uno di loro di produrre una nuova moneta metallica, che chiameranno "stella", pagando solo i costi;
- la nuova moneta è di proprietà di tutti e per il suo utilizzo non si pagano interessi;
- l'attività del banchiere è stata tutta una truffa illegale a loro danno e quindi anche la sua proprietà dei beni dell'isola è illegittima per cui se ne riappropriano;
- al banchiere rimangono le attrezzature di stampa e la cassa piena di carta;
- decidono, quindi, che la nuova moneta sarà realizzata "a credito", di proprietà di tutti  e per un totale di 30.000 "stelle", pari a 5.000 stelle per ciascuno dei sei cittadini dell'isola.
Avendo sperimentato le conseguenze negative di una moneta "a debito", da allora tutti e sei i cittadini vissero felici e contenti con il nuovo sistema monetario "a credito" inventato nell'isola, in grado di garantire a tutti benessere con gli stessi diritti.                                                               


CAPITOLO N.2

LA MONETA "A CREDITO"

1. Come vissero felici e contenti
La nuova moneta metallica "stella", senza interessi, distribuita in quantità pari a 1.000 stelle ciascuno, il minimo indispensabile rispetto ai beni e servizi scambiati, creò un iniziale aumento dei prezzi di beni e servizi, cioè inflazione che riduce il potere di acquisto, ma proprio per questo ciascun produttore di beni e servizi cominciò ad investire una parte del guadagno per migliorare ed aumentare la produzione.
Essendoci comunque denaro in eccesso, il banchiere chiese l'autorizzazione a creare una Banca di Risparmio dell'Isola, detta per semplicità BRI, dove ciascuno avrebbe potuto depositare le monete che non utilizza, ricevendo in cambio un interesse attivo del 5%.
Tutti accettano che la BRI potrà utilizzare i soldi depositati come vuole, impegnandosi a restituire in qualsiasi momento i soldi depositati, anche prestandone una parte a chi ne ha bisogno, facendo pagare un interesse passivo del 10%, guadagnando sulla differenza.
I cittadini accettano volentieri e l'economia nell'isola va a gonfie vele, perchè le attività aumentano e i prezzi salgono, ma sono tutti convinti che la ricchezza stia aumentando, in quanto posseggono terreni, edifici, attrezzi e macchine che valgono sempre di più.
In realtà, aumentando i prezzi di consumo, spendono anche di più, ma siccome guadagnano di più, la sensazione comunque è di generale benessere per tutti.
Aumentando, però la quantità di scambi ma anche la quantità di moneta necessaria per ciascuno di essi, i cittadini si accorgono che le monete metalliche non sono pratiche, per cui il banchiere decide di stampare assegni, chiamati "pagherò", tutti dello stesso valore, pari a 10 stelle, in quantità pari alle monete depositate nel conto.
Il cittadino che depositerà ad esempio i suoi 2.000 stelle nella BRI, riceverà in cambio n.2.000 biglietti da 1 stelle, che potrà utilizzare per i suoi pagamenti perchè più comodi ed accettati da tutti senza problemi, perchè sopra ci sarà scritto che "la Banca di Risparmio dell'Isola pagherà al portatore 1 stella".

2. La vita con le banconote
Nel giro di poco tempo, queste nuove monete di carta, dette banconote, si diffondono a tal punto che le 20.000 "stella" in monete metalliche stampate inizialmente, rimangono tutte depositate nella BRI, ed i cittadini preferiscono tenere le banconote perchè più pratiche.
Il banchiere, avendo in deposito una grande quantità di monete che nessuno reclama, decide di stampare una quantità maggiore di banconote rispetto alle monete in deposito, con il sistema della "riserva frazionaria" o dell'accantonamento, cioè stampa una quantità di banconote superiore alle monete metalliche depositate, contando sul fatto è difficile che tutte le banconote siano riportate alla BRI per essere cambiate in monete.
Quindi contatta separatamente ciascun cittadino, convincendolo a prendere in prestito altre quantità di denaro per finanziare nuove attività che possano produrre nuovi rendite,  chiedendo in cambio il pagamento di un interesse annuo pari al 10%, ampiamente coperto dalle rendite future riscuotibili, ma chiede anche di firmare un documento di garanzia che, nel caso non sia restituito il debito, permetta alla BRI di diventare proprietaria dei loro beni.
Ciascuno dei cittadini, intravedendo la possibilità di incrementare le proprie attività ed il proprio benessere, accettano tutti la proposta.
In pochi anni, sicuro che nessuno avrebbe cambiato le banconote in monete, a parte quelle necessarie per il resto, arriva a stampare e prestare quantità sempre maggiori di banconote, molto superiori al valore delle monete metalliche depositate nella Banca.

3. Il massimo sviluppo
La quantità di denaro che circola nell'isola è molto grande e la vita nell'isola raggiunge l'apice del suo sviluppo, le attività diventano sempre più redditizie e i prezzi dei beni e servizi sono anche due, tre volte quelli iniziali.
Considerato che c'è una grande facilità di accesso al credito da parte della BRI, c'è una corsa all'acquisto di beni non necessari che una volta neanche esistevano, quali case al mare e montagna, coltivazione ed allevamento di specie rare, costruzione di attrezzi e macchine di lusso, ma questo produce anche grandi sprechi, perchè i beni vengono comprati ma vengono lasciati deteriorare molto di più che in passato, in quanto sono poco utilizzati e velocemente sostituiti con altri migliori e più belli.
Nel giro di pochi anni, avendo verificato ormai con certezza che i suoi concittadini non chiedono mai di cambiare le banconote in monete, il banchiere arriva a stampare e prestare una ulteriore quantità di banconote pari a circa 100.000 stelle, più di tre volte il valore delle monete metalliche depositate nella Banca.
Così ogni anno paga un interesse pari al 5% sul valore delle monete metalliche depositate, cioè 1.500 stelle all'anno, mentre incassa per il denaro prestato attraverso l'emissione delle banconote, il 10% di 100.000 stelle, cioè 10.000 stelle.

4. La recessione
Il banchiere in tre anni guadagna più di 30.000 stelle, superando il valore complessivo delle monete depositate dai suoi cittadini, che in 5 avevano circa 25.000 stelle iniziali, diventati con gli interessi circa 29.000 stelle.
Per contro i cittadini sono diventati proprietari di terreni ed edifici che affittano, di attrezzature e macchine che utilizzano per produrre beni e servizi, e guadagnano  più di quello che spendono per gli interessi, garantendosi una vita agiata e piena di comfort.
Ma il banchiere, che conosce il fatto suo, decide di incontrare ciascuno di cittadini personalmente, comunicando che, nel loro interesse, non saranno più erogati ulteriori prestiti e che, anzi, sarà necessario prevedere a breve un parziale rientro dal debito accumulato in questi anni, in modo da ridurre i costi degli interessi pagati annualmente.
Questa semplice mossa produce, nel giro di un solo anno una riduzione immediata della domanda, un aumento dell'offerta e di conseguenza una riduzione improvvisa ed irreversibile dei prezzi di beni e servizi, che sono collocati sul mercato con sconti e proposte sempre più vantaggiose.
Improvvisamente scendono i prezzi degli immobili, dei beni e dei servizi, per cui tutti guadagnano meno, rinunciando anche ai beni e servizi di prima necessità e ritrovandosi nelle stesse condizioni di indebitamento che avevano già avuto con la moneta "a debito".
Chiedendo la restituzione delle banconote prestate, la banca costringe i cittadini a scegliere tra due diverse soluzioni :
- restituire tutto il debito, rimanendo senza moneta per proseguire la propria attività;
- cedere tutte le loro proprietà, ipotecate a garanzia dei prestiti avuti.
Non potendo rimanere senza moneta, necessaria per seguitare a vivere, sono costretti a svendere alla banca la proprietà dei beni dati in garanzia, che hanno un valore appena sufficiente a rimborsare  il debito che garantivano, a causa del drastico calo dei prezzi.
In questo modo Paolo il banchiere è diventato in soli tre anni proprietario di tutti i beni dell'isola, mentre potrà ricevere, dal loro affitto negli anni successivi, una "rendita finanziaria" e proseguire la sua attività di prestatore di banconote "pagherò" della BRI. 

5. La scoperta dell'inganno
I cittadini si rendono conto di essere passati da una situazione dove erano padroni della loro vita e dei beni che producevano, ad una situazione dove non posseggono più niente ed addirittura devono lavorare per il loro "padrone" come "schiavi".
I cittadini, al fine di comprendere che cosa hanno sbagliato questa volta, si riuniscono di nascosto dal banchiere per scambiarsi idee e confrontare opinioni
Tutti concordano sul fatto che il problema è nato quando tutti hanno cominciato ad indebitarsi per sviluppare sempre di più le proprie attività, ma questa volta il banchiere non li ha truffati, anzi, ha addirittura pagato loro un interesse attivo sui depositi in monete metalliche e richiesto interessi passivi accettabili sulle banconote prestate.
Il fabbro, però, sentendo parlare i suoi concittadini delle enormi cifre avute in prestito alla Banca, fa la somma di tutti i prestiti concessi e scopre che l'ammontare complessivo è pari a circa 100.000 stelle, cioè più di quattro volte il valore delle monete metalliche che loro hanno depositato nei propri conto correnti.
Ma allora il banchiere ha prestato più denaro di quello che aveva in deposito, tanto che se tutti i cittadini avessero portato contemporaneamente in Banca le banconote che stavano utilizzando, non c'erano sufficienti monete per cambiarle.
La Banca non può prestare una quantità di denaro superiore a quella che ha in "cassa", utilizzando banconote anzichè monete, altrimenti è come se creasse denaro dal nulla che ha valore solo perchè tutti lo accettano in pagamento al posto della moneta ufficiale.
In una comunità non ci può essere un soggetto che ha il potere di creare il denaro dal nulla e, per giunta, di prestarlo agli altri chiedendo il pagamento di un interesse, semplicemente perchè questo denaro non è di sua "proprietà", mentre può prestare solo quello che è stato depositato nei conti correnti perchè è denaro di cui ha la "disponibilità".

6. La soluzione del problema
I cittadini hanno finalmente capito quale sia il vero problema e sono anche risoluti nel volerlo eliminare, consapevoli che la vera ricchezza dell'isola sono i beni ed i servizi che loro sono in grado di produrre, per cui approvano tutti  insieme le seguenti regole :
- le nuove banconote non sono di proprietà del banchiere ma della comunità, per cui verranno ridistribuite in modo che ciascuno ne riceva la stessa quantità;
- sulle banconote non si pagano interessi e quelli maturati devono essere restituiti dal banchiere, ad eccezione degli interessi sulle monete depositate dai cittadini.
Sarà istituita una Banca Centrale dell'Isola, che ha la sovranità monetaria ed è di proprietà di tutti i cittadini, ed eletto ogni anno democraticamente un Governatore, che avrà il compito regolare la quantità di moneta sufficiente al raggiungimento degli obbiettivi della comunità, stampandone se è scarsa, ma soprattutto bruciandone un pò se è troppa.
Decidono anche di istituire un Governo dell'Isola, costituito da un Presidente eletto ogni anno democraticamente, ma diverso dal Governatore della BCI.
Il Governo avrà la sovranità politica per il raggiungimento degli obbiettivi della comunità, preventivando il loro costo e pianificando la loro realizzazione, ma dovrà anche  determinare l'ammontare delle tasse giuste che ciascun cittadino deve pagare, proporzionali all'ammontare dei suoi redditi, in modo che tutti possano contribuire al benessere e allo sviluppo della comunità.
Il Governo dovrà anche vigilare sul Governatore della Banca Centrale dell'Isola, che avendo il potere enorme di creare la moneta dal nulla, deve svolgerlo nel solo interesse della collettività, senza avvantaggiare nessuno.

La moneta non è il fine dell'economia, ma solamente uno strumento di misura del valore dei beni e servizi prodotti, oltre che il mezzo con cui la comunità raggiunge i suoi obbiettivi. 

2 commenti:

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